Speciale online 14:05
Putin censura l'opposizione sul web
La Russia come la Cina e la Turchia. Il presidente Vladimir Putin ha firmato una nuova legge che prevede l'obbligo per i blogger di chiedere l'autorizzazione al governo e di registrarsi per poter rimanere online. La legge entrerà in vigore il prossimo 1 agosto e riguarderà tutti i blog con oltre 3 mila utenti. Una volta a pieno regime, le autorità potranno imporre multe fino a 142 mila dollari ai trasgressori arrivando anche alla chiusura del sito. Un disposizione giuridica dall'impatto enorme, potenzialmente, dato che giganti come Google, Facebook o Twitter sono già studiando possibili soluzioni per non essere soggetti alla legge. Lo scopo, secondo il partito del presidente "Russia Unita", sarebbe quello di regolare il web e la circolazione di opinioni.
15 AGO 20

La Russia come la Cina e la Turchia. Il presidente Vladimir Putin ha firmato una nuova legge che prevede l'obbligo per i blogger di chiedere l'autorizzazione al governo e di registrarsi per poter rimanere online. La legge entrerà in vigore il prossimo 1 agosto e riguarderà tutti i blog con oltre 3 mila utenti. Una volta a pieno regime, le autorità potranno imporre multe fino a 142 mila dollari ai trasgressori arrivando anche alla chiusura del sito. Un disposizione giuridica dall'impatto enorme, potenzialmente, dato che giganti come Google, Facebook o Twitter sono già studiando possibili soluzioni per non essere soggetti alla legge. Lo scopo, secondo il partito del presidente "Russia Unita", sarebbe quello di regolare il web e la circolazione di opinioni. Lo stesso Putin ha più volte ripetuto che chiunque pubblichi idee o commenti riferiti a politica o attualità debba assumersi la responsabilità di riportare notizie verificate. L'annosa questione della responsabilità del blogger nell'influenzare l'opinione pubblica è stata dunque affrontata con decisione dai legislatori russi, spingendosi al limite della censura. Una tendenza già confermata dalla legge precedente, già approvata lo scorso 1 febbraio, la quale autorizza ora le autorità a chiudere arbitrariamente qualunque sito internet. Un provvedimento che ha colpito alcuni rappresentanti dell'opposizione, come Alexei Navalny e Garry Kasparov. Putin ha inoltre approvato recentemente un'ulteriore misura restrittiva, generando anche l'ironia della Rete, che ha bandito l'uso di alcuni termini volgari riferiti agli apparati genitali maschili e femminili dalle arti, comprese letteratura, cinema e televisione (http://www.newyorker.com/online/blogs/newsdesk/2014/05/vladimir-putins-four-dirty-words.html). Ad aprile, Pavel Durov, il ventinovenne fondatore del Facebook russo "Vkontakte", ha dichiarato di aver lasciato il paese per paura di ritorsioni dopo essersi rifiutato di fornire alle autorità informazioni su alcuni attivisti in Russia e Ucraina.
[**Video_box_2**]Lo scorso mese, durante un discorso tenuto a San Pietroburgo, Putin aveva esternato perplessità su Internet, bollandolo come "strumento ideato dalla Cia". Inoltre, il capo del Cremlino ha più volte citato il caso Snowden e lo scandalo Nsa che ha colpito gli Stati Uniti per giustificare misure legislative estremamente restrittive nei confronti dei social network e di Internet. "Questa legge cancellerà ogni voce critica dal web", ha dichiarato al New York Times Galina Arapova, direttore del Mass Media Defence Center. Inevitabilmente, l'attacco di Putin alla libertà di espressione ha generato paragoni con quanto avvenuto in Cina. "Le autorità non sono state capaci di controllare Internet in Russia finora e pensano adesso di riuscirci implementando il modello cinese", ha detto al quotidiano americano il blogger Anton Nossik. La Cina in effetti ha assunto un ruolo di primo piano nel campo della censura online. Pechino ha bandito tutti i più grandi social network stranieri, da Facebook a Twitter passando per Google. Resiste invece la piattaforma cinese di e-commerce Alibaba, mentre persino il social cinese Weibo sta incontrando sempre maggiori forme di censura da parte delle autorità.
Sul fronte della repressione del dissenso sul web si è andato delineando un vasto blocco orientale che va dalle repubbliche dell'Asia centrale fino alla Cina. Guo Shengkun, ministro della sicurezza di Pechino, lo scorso 18 aprile era intervenuto durante una conferenza dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai che include sei nazioni asiatiche (Cina, Russia e quattro repubbliche centroasiatiche) tenutasi in Tajikistan. Il ministro aveva ricordato l'esigenza di adottare misure concertate per regolare Internet al fine di controllare il web dall'influenza di "forze esterne" ed evitare così i rovesciamenti dei governi tramite "ondate di rivoluzioni colorate".
[**Video_box_2**]Lo scorso mese, durante un discorso tenuto a San Pietroburgo, Putin aveva esternato perplessità su Internet, bollandolo come "strumento ideato dalla Cia". Inoltre, il capo del Cremlino ha più volte citato il caso Snowden e lo scandalo Nsa che ha colpito gli Stati Uniti per giustificare misure legislative estremamente restrittive nei confronti dei social network e di Internet. "Questa legge cancellerà ogni voce critica dal web", ha dichiarato al New York Times Galina Arapova, direttore del Mass Media Defence Center. Inevitabilmente, l'attacco di Putin alla libertà di espressione ha generato paragoni con quanto avvenuto in Cina. "Le autorità non sono state capaci di controllare Internet in Russia finora e pensano adesso di riuscirci implementando il modello cinese", ha detto al quotidiano americano il blogger Anton Nossik. La Cina in effetti ha assunto un ruolo di primo piano nel campo della censura online. Pechino ha bandito tutti i più grandi social network stranieri, da Facebook a Twitter passando per Google. Resiste invece la piattaforma cinese di e-commerce Alibaba, mentre persino il social cinese Weibo sta incontrando sempre maggiori forme di censura da parte delle autorità.
Sul fronte della repressione del dissenso sul web si è andato delineando un vasto blocco orientale che va dalle repubbliche dell'Asia centrale fino alla Cina. Guo Shengkun, ministro della sicurezza di Pechino, lo scorso 18 aprile era intervenuto durante una conferenza dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai che include sei nazioni asiatiche (Cina, Russia e quattro repubbliche centroasiatiche) tenutasi in Tajikistan. Il ministro aveva ricordato l'esigenza di adottare misure concertate per regolare Internet al fine di controllare il web dall'influenza di "forze esterne" ed evitare così i rovesciamenti dei governi tramite "ondate di rivoluzioni colorate".